Libri

Polvere sul ciglio della strada

James Anderson

“Il Diner nel deserto”

NNEditore, 2018

James Anderson ha scritto un racconto semplice e profondo, che si snoda incalzante (pur se a ritmi alterni), rivelazione dopo rivelazione, sorpresa dopo sorpresa, anche se crediamo non si possa parlare di un vero e proprio noir (e per fortuna), come da più parti viene presentato, data anche la cifra del suo realismo, certo poi a dialogo con una buona dose di surreale ed evasiva magia o realismo magico che dir si voglia (il villaggio residenziale fantasma e avveniristico, rispetto ai tempi della sua progettazione, nascosto oltre il diner, in pieno dimenticato deserto, è una cosa da “ferrovia sotteranea” alla Colson Whitehead)

Un romanzo d’esordio, questo suo Diner nel Deserto, intenso, consapevole, umano e delicato (poche le parole fuori posto), che pur parlando di violenza non degenera nella gratuita volgarità, sprofondato nella natura (quella implacabile ed eterna del deserto dello Utah), nella sua accecante bellezza, nella furia inesorabile dei suoi elementi, che annullano il tempo dell’uomo, spazzando via tutte le sue sciocche pretese ed insulse certezze.

Vi si parla di amore, quello vero, quello che forse capita una o due volte nella vita, intriso di emozione, incredulità, meraviglia, complicità, rispetto, affetto, dedizione, oltre che passione, destinato a non sopravvivere, perché poco compatibile con la cruda e quotidiana realtà; di un commovente amore per la musica, quella immaginata più ancora che quella suonata o udita (ad Oliver Sacks non dispiacerebbe); di rispetto tra le persone, come premessa in ogni singola relazione, anche se certo lealtà, coerenza, perseveranza, semplicità, comprensione e collaborazione non possono che essere d’aiuto; di America interna, perduta, spettrale, desolata, abbandonata, marginale, rotola campo (per così dire), a confronto invece con la vita fatua e privilegiata condotta sulle sue oceaniche ed urbane coste (anche se, per carità, potenzialmente più avvedute e democratiche); di contrasto tra povertà e ricchezze inimmaginabili; di popolo, di lavoratori poveri, che ogni giorno affrontano disincantati con orgoglio e dignità il proprio segnato destino (perché l’errore dalle nostre parti, se di errore si può parlare, è che c’è stato un tempo, in cui si è ingenuamente creduto che le cose si potessero cambiare, modificare nel qui ed ora del tempo presente, quando invece qualcuno le aveva già decise da parecchio prima, e molto peggio di come ci se le poteva immaginare); di potere incontrastato, politico, finanziario, burocratico, statale, federale, criminale, che qui per una volta finisce per avere la peggio; di guerra, che quando la esporti non fai che inevitabilmente portartela dentro casa, proprio come un feroce boomerang impazzito; e poi di religione, razzismo, paternità, amicizia, ed altro ancora.

Un piccolo racconto, capace però di rappresentare il mondo, situato dalla parte giusta della storia. Marco Maiocco

 

 

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