Dischi

Polifonie corse

A Filetta
“Castelli”
World Village Music, 2015

Formatisi nel 1978 in epoca di folk revival, gli A Filetta sono un superlativo gruppo polifonico corso, con all’attivo una quindicina d’album, fondato da Jean-Claude Acquaviva, e composto da sei voci maschili, espressione profonda della corale tradizione musicale della piccola isola tirrenica. Nella loro splendida arte polifonica, intreccio di voci basse, tenorili e a “chitarra”, c’è ovviamente qualcosa di “antico”, tardo medioevale, rinascimentale, e poi di colto e popolare insieme, e ancora più in generale (potremmo dire) che vi alberga un deciso carattere mediterraneo, tirrenico in specie, oltre che occitano: il trallallero ligure non sembra poi così lontano, così come i più “diseducati” cori provenzali (pensiamo al Corou de Berra), o ancora certi modi di portare il canto, che hanno contraddistinto e contraddistinguono alcune grandi voci del canto popolare sardo degli ultimi anni (abbiamo in mente Andrea Parodi, Elena Ledda, Franca Masu), e anche l’Africa araba ogni tanto riecheggia in una tecnica canora che in alcuni momenti sfiora il melisma. Non a caso il gallurese Paolo Fresu ha con gli A Filetta inciso (ormai qualche tempo fa) uno splendido e apprezzato album per le famose edizioni ECM. E d’altronde è proprio questo spicchio di mediterraneo una delle storiche culle del primo monachesimo e quindi del “primo” canto monodico cristiano, alla base del successivo sviluppo polifonico (pensiamo a Lérins e al suo famoso monastero, affacciato sulle rive della costa azzurra). Ma forse stiamo mettendo insieme (proprio nel senso di accatastando alla rinfusa) un po’ troppe cose; in fondo la straordinaria intonazione, la perfetta armonizzazione delle parti in stratificati castelli armonici, l’ordine formale, il controllo, e l’equilibrio d’assieme che i sei raggiungono, anche in fasi di più accentuata drammaticità, non possono che appartenere ad una colta e antica scuola, tipica della loro terra d’origine. Una scuola che gli A Filetta recuperano e rinverdiscono con proprie avvolgenti e accattivanti composizioni, in perfetto equilibrio tra antichità e modernità, temi religiosi (i canti alla vergine per esempio) e secolari (memoria, nostalgia, utopia). “Corsari”. Marco Maiocco

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